Istinto e libertà al 62°parallelo

 Io e il mio Ginger  siamo simili. Entrambi amiamo gli spazi aperti e quell’ irrefrenabile  istinto di fuga che si manifesta 400382_331433296877588_2126766113_nquando la realtà ci impone  cambiamenti di rotta.  Ginger ha un istinto formidabile – il vento è foriero di  messaggi – alza il muso e protende tutto il corpo verso l’ignoto alla ricerca dì nuovi stimoli ed odori. Ginger e ‘ un animale gregario abituato a stare nel pack come in  una grande famiglia e  nonostante le abitudine domestiche sente l’ istinto della caccia, della preda, della sfida. Ma P1150602per quanto sia nato libero anche Ginger   ha  delle regole da seguire – condizione necessaria per la reciproca convivenza.  In queste terre non avrebbe una lunga vita se dovesse vagare da solo. Siamo nel territorio delle renne – nella mia zona ci sono due comunità di Sami – popolo  indigeno – allevatore di renne.   Per questo popolo la pastorizia  è fonte primaria di sostentamento , di lavoro di business-  e qualsiasi potenziale predatore che attenti alla vita delle renne  non verrebbe risparmiato. Per ovviare a questo problema  e tutelare anche le altre specie animali- come ad esempio il lupo – il governo svedese ha attuato un programma al quanto singolare; ogni qualvolta un lupo si avvicina a territori di pascolo , il predatore , in questo caso il lupo, viene narcotizzato e trasportato in altre aeree. Non so quanto questo sistema possa tutelare la vita di entrambi gli animali. Certo è  che la natura dovrebbe pure seguire il suo corso  E qualsiasi scelta e forzatura su di essa  appare sempre inadeguata.

C’è una luce speciale nel Grande Nord – cristallina , vivida –  sfuma nell’ azzurro quando i raggi del sole si riflettono sulla neve candida. Raffiche  di vento spostano cumuli di neve fresca rendendo i paesaggi simili alle dune dei  deserti di sabbia. 946009_10152781252795153_2099069574_n

In un area così remota  il senso di appartenenza alla natura si fa più intenso. Le prospettive cambiano e si  ricomincia a dare importanza all`essenza delle cose.  Ti soffermi cosi`ad osservare e dare importanza  alle  forme di vita che incroci durante il quotidiano  – i lemming ad esempio che  nascosti sotto la neve  fanno capolino dalle loro tane  per poi sparire  scavando tunnel sotto il manto innevato. Le tracce delle volpi artiche , dei daini nelle ore notturne – ed  ancora delle pernici e lepri artiche  dalla livrea immacolata durante gli inverni artici. Anche Ginger come me è attento a tutto questo e spesso ci fermiamo per lunghi istanti a scrutare l’ orizzonte. Ognuno ha la sua dimensione e senz’ altro “la solitudine” – termine temuto dai più – ha una sua importanza , se è frutto di  una scelta.
 Non mi riferisco ad una solitudine di emarginazione, di estraniazione da un contesto umano e sociale – ma  quella solitudine sana – un momento di pausa utile per fare  chiarezza ed per individuare cio`chi siamo e cio`che vorremmo essere.
Una volta individuato ciò che per noi  è essenziale, importante – tutto il resto che ci circonda  è sotanto un appendice –   che può e deve esserci – ma che non modifica le idee di fondo. Per quanto possible la natura ci aiuta e in questo, mi sento più vicina ad essa anzichè ad una società il cui contesto – se non dominato-  investe le nostre vite come un boomerang.
Per il Grande  Nord ho sempre avuto un attrazione speciale – non che non prediliga spiagge con le palme  – ma trovo nel Nord – nel Grande Nord – un attrazione   particolare. Questa stessa luce, queste immense distese fatte di nulla  mi riportano alla creazione – quando tutto ebbe inizio.P1150746
Quando gli elementi si infuriano ed il  buio scende implacabile l’ istinto è quelllo di fuggire, di scappare via ma se per un attimo ti soffermi a guardare ti senti parte di quella furia , di quelle veemenza della natura – non vedi più niente se non le cime degli esili alberelli oscillare da una parte all’ altra  poi  dopo qualche minuto – ritorna il silenzio immobile e gli animali ricominciano ad uscire dai loro rifugi.
 Ma del resto nulla dura in eterno e dopo la tempesta sopraggiunge la quiete ed ancora dopo –  un altra furia degli elementi –  come  in un eterno ritorno. Del resto i monaci tibetani lo sapevano molto bene.  L’ essere attaccati a certezze materiali e tangibili se da un lato da sicurezza dall’ altro rivela la  nostra debolezza nell’ incapacità di afferrare ciò che non sempre si vede. Per questo i monaci ,  nel loro percorso di crescita spirituale  imparavano a costruire cose belle e subito dopo distruggerle per non rischiare di rimanere schiavi di bellezze effimere.  E’ in questa “capacita” che sta il senso di tutto. Riuscire cioe` ad emarginare le cose effimere  per imparare a ritrovare ed ascoltare se stessi. Ma in tutto questo,  certo, non dico nulla di nuovo.