Susi e il richiamo della foresta

 

Tra tutti i poteri dell’ uomo c’è anche quello di pretendere di cambiare la natura, le sue regole. Ma  non stiamo raccontando niente di nuovo.

Questa storia è una delle tante che ci ricorda quanto il rapporto uomo / animale e Uomo/natura stia percorrendo una strada senza ritorno.

susi
Susi sotto sedativo

Nessuno ha ancora spiegato agli uomini che la natura non si piega ma anzi  si ribella proprio come Susi  anche a costo della morte. E’ il suo istinto che la guida e l’ istinto gli dice che è li che deve andare. Quello è il suo territorio.

Ci troviamo al 62°parallelo sotto Il Circolo Polare Artico , esattamente nella contea dell’ Harjedalen nello Jamtland , in Svezia. Una terra ricca di foreste, risorse naturali, di terre incontaminate e di predatori.  E’ anche una terra dove vivono alcune comunità di Sami, il popolo indigeno che abita queste terre da tempo immemorabile . I Sami, molti di loro, vivono con l’ allevamento delle renne, con il commercio delle loro carni, con la produzione e la vendita dei manufatti realizzati dai loro artigiani.  Per loro, innumerevoli i problemi per rivendicare ogni giorno la loro identità , preservare il territorio, lottare contro forme di pregiudizi e razzismo, contro i “nuovi” proprietari terrieri che proibiscono ai Sami  di far  pascolare gli animali , accusati questi ultimi di devastare intere e giovani zone boschive.   Per questo, sono state condotte dure battaglie a colpi di carte bollate  ( Una vita in lapponia )  che per fortuna nell’ultimo anno hanno registrato delle soluzioni positive per il popolo dei Sami riuscendo  ad ottenere qualche vittoria sul diritto di usufruire di certe terre.  Tuttavia i tempi sono cambiati anche per questo popolo. Una volta  , ogni famiglia disponeva di poche centinaia di renne che scorrazzavano nei vasti territori  con intere famiglie al seguito.

Photo: O.T.Johansson 2013 - Tåssåsen Sami community
Photo: O.T.Johansson 2013 – Tåssåsen Sami community

 Adesso i  Sami, sono divenuti un popolo stanziale e  il numero degli animali in possesso è aumentato.  Il loro commercio si estende su  tutto il territorio nazionale  e oltre. In questa contea, nella Svezia settentrionale si contano piu’ di  quarantacinquemila renne che vengono monitorate dai Sami  nel periodo della  transumanza tramite le piu’ moderne tecnologie come GPs, elicotteri, motoslitte . Ma certo la natura fa il suo corso e non c’è GPs che tenga per  allontanare i predatori dall’ odore delle loro prede. Linci, ghiottoni, aquile , orsi e lupi attentano alla vita delle renne, ed i Sami , come recita la legge hanno il diritto di  garantire l’ incolumità delle renne.

La protagonista della storia è Susi ( che in Finlandese significa Lupo) – il nome gli è stato assegnato da “un anonimo/anonima”su una pagina di facebook che passo passo ci racconta- come se fosse appunto la lupa in persona   –    il suo drammatico peregrinare tra le foreste scandinave.  ( I am Susi)

In poco tempo Susi è divenuta il simbolo di una battaglia ( petizione in favore di Susi – clicca) tra chi lotta per la sopravvivenza del lupo in scandinavia.  e chi vuole ridimensionare la loro presenza nei boschi scandinavi per molteplici ragioni , tra cui naturalmente  tutelare il diritto dei Sami, ovvero i pastori di renne di pascolare gli animali senza i continui  attacchi dei predatori. I Sami non si sentono pienamente aiutati   dallo stato svedese e ritengono di non essere sufficientemente risarciti per i danni causati dai predatori , tra i quali si annoverano non solo il lupo ma anche il ghiottone, la lince, l’ aquila reale.

Se ne contano circa 380 di lupi come Susi nel territorio scandinavo ma recentemente il governo svedese ha decretato che per garantire una certa purezza delle razza ed un giusto equilibrio con l’ ambiente occorreva procedere ad una caccia mirata per riportare la situazione lupi ad una quota di 180 esemplari. Non sono mancate le proteste da tutti i comitati scientifici tra cui anche quelli  francesi  che parlano addirittura di “abuso della scienza” da parte  dell’ EPA ( agenzia  protezione ambiente svedese)  nel volere autorizzare l’ abbattimento di 16 lupi per ridurre il fenomeno dell ‘ibridazione   http://sverigesradio.se/sida/artikel.aspx?programid=2054&artikel=5489712 .

 Anche la Comunità europea ha  assunto una posizione di critica  nei confronti del governo svedese sulla gestione  interna  dei lupi. Ma la gente locale si chiede :  Cosa ne puo’sapere la Comunità europea dei nostri problemi interni? Dobbiamo ammettere che per noi che osserviamo dall’ esterno tutto appare veramente assurdo, sopratutto in un paese così ricco di grandi foreste e laghi. e dove sembrerebbe ci sia spazio per tutti.  Ma appunto. E’ difficili dare dei giudizi. Cosa ne possiamo sapere?

susi e il compagno
susi e il compagno

 Susi non è il solito lupo. Susi è di origine russo – finlandese, i suoi geni  sono ottimi da  preservare al fine di avere cuccioli di lupo sani  e forti .

E’ facoltà ‘ del governo svedese di attuare tutte le manovre possibili  per garantire la coesistenza  tra allevatori di renne e predatori. Cosi’ invece di attuare la soluzione estrema e cioè di abbattere questo esemplare che “affligge” in particolare il villaggio dei Sami di Tåssåsen ( Jamtland) si pensa già nel  2011 di dotare l’ animale di collare GPs in modo da poter essere rintracciato  ogni volta che si avvicina al territorio delle renne.

L’ idea  era quella quella di catturare e addomentare la lupa per poi trasferirla in altre aree non attraversate dai cervidi.

Ma come dominare un istinto? Non a  caso si chiama tale. Non è quella particolare predisposizione  che gli animali hanno e che a noi ahimè non ci e sempre dato di seguire per ovvie ragioni?

Fidati dell’ istinto, si dice tra umani .  Perchè un lupo non dovrebbe farlo ? Questa è la sua natura, seguire l’ istinto, quel richiamo della foresta che la spinge a cercare i suoi simili, ad aggregarsi a procacciarsi il cibo per sè e per la prole. Susi non è diversa dagli altri lupi. L’ animale non capisce  come mai ogni volta che sembra quasi vicino alla preda si risveglia sempre in tutt’ altro luogo. Il collare comincia  a causargli dei profondi rush cutanei . Durante il suo peregrinare  in cerca di cibo incontra  un altro lupo maschio ma viene abbattuto dai cacciatori, quasi a volerle impedire di accoppiarsi , di formare quel famoso pack  che gli garantirebbe piu’ protezione, cibo, sicurezza.  Si comincia a sparare dagli elicotteri. Il metodo piu’ facile, senza perder tempo. E per loro le possibilità di sfuggire diventano davvero esigue.

rennaMa niente ferma Susi. L’ animale è deciso a tornare nel suo territorio di caccia .  Per lei è difficile attaccare  prede piu’ grandi  come ad esempio le alci perchè c’è bisogno di un pack  per farlo, di un gruppo. Ma  Susi è da sola. Una volta “esaurite le prede selvatiche, le renne si presentano a portata di mano . Le comunità dei Sami insorgono e rivendicano una sorta di “par condicio”  : non potete pubblicare solo le foto dei lupi ma dovete far sapere all’ opinione pubblica i danni  che i lupi e altri predatori causano ai nostri allevamenti. E’ così il fronte dei “simpatizzanti” del  lupo e “simpatizzanti” delle  renne divide l’ opinione pubblica.

Ma di tutto questo Susi cosa ne può sapere? Per ben quattro volte dal lontano 2011 – l’ Agenzia dell’ Ambiente svedese ( EPA)  – individua  l’ animale tramite GPs   , lo narcotizza e lo sposta a piu’ di cinquecento chilometri di distanza dal territorio delle renne ( in inverno ci sono dalle 4000 – 5000 branchi)Ma Susi comprendo centinaia di chilometri in poco tempo riesce a ritornare al suo territorio di origine perdendo questa volta il collare.

Ad un ennesima cattura la storia di Susi vede il ricorso ad un tribunale  da parte   dell’ Ente Protezione Animali svedese  che cita in causa L’ Ente Protezione Ambiente riuscendo così ,   non solo a  fermare “la mattanza” dei 16 lupi precedentemente decisa per diminuire le ibridazioni –  ma anche di porre una sorta di veto sulle sorti di Susi.

Si decide infatti, di lasciarla libera, senza collare e nel suo territorio. Non si può pensare di spostare ancora l ‘ animale in altri territori per poi ottenere i medesimi risultati, A parte il dispendio di soldi ( si calcola circa duecentomila euro per seguire gli spostamenti di Susi) ma l’ animale ha evidenti segni di insofferenza verso  il collare che causa alla lupa problemi cutanei importanti. “Nessuno tocchi Susi” è il veto imposto dal tribunale amministrativo  ,  fino a quando non si giungerà ad un accordo su “cosa fare” di questa lupa e  che metta in buona pace popolazioni dei Sami , autorità locali , ambientalisti, gente locale.

Ma la strada è ancora lunga. Susi , il simbolo del riscatto  dei lupi scandinavi, sta raccogliendo ogni giorno centinaia di fan . Ma la sua vita, è in costante pericolo. Una contro tutti.  Seguite  Susi su Facebook … “I am Susi”